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Scritti Sardi: Il Costume Sardo (Sassari) Scarse e poco chiare sono le informazioni riguardanti il costume di Sassari, anche se alcuni documenti iconografici prodotti dal Luzietti, (1790) dal Cominotti (1825/26) da Antonio Pittaluga, da Baldassarre Luciano (1840) dal Costa ed altri, danno per certa l'esistenza di tale costume presentato nei particolari, lo si veda ne "lu cenciu" o "lu cugliettu". Altre fonti ragguardevoli sono rappresentate dalle relazioni dei viaggiatori dell'ottocento come il Della Marmora, il Delessert, il Bresciani, il Mantegazza, il Valery, il Tyndale il Maltzan etc... che scrissero con sagacia e con amore le caratteristiche sostanziali della cultura e della peculiarità del popolo sardo. Si farà particolare attenzione alla descrizione che di Sassari fecero i pittori che vissero e visitarono la città. Tra i narratori più celebri che visitarono la Sardegna vorrei citare il Tyndale che l'amò talmente tanto che la descrisse in tre volumi ricchi di informazioni, curiosità che stimolano il lettore alla studio e all'approfondimento. Tra le tante amenità che destano l'interesse del ricercatore c'è un piccolo spazio dedicato al modo di vestire delle sassaresi: The festa of the Vergine dei Sette Dolori was an opportunity of seeing the costume of the district... the female of the upper classes appeared on this occasion in mourning, and made a strong conrast with the dresses of the peasant. The prevailing fashion was a short bodice of bright coloured cloth, laced up before and behind, fitting tightly to the waist, one just high enough to support the bosom. A loose red jacket, with trimmings, endings, and lacings, silver buttons and cards, and half way open down the arm, and extremely full petticoat of yellow or some other colour, in contradistinction to the jacket and bodice, and finally a white kerchief thrown lightly over the head, completed the costume. Il Tyndale descrisse questo modo di rappresentarsi delle sassaresi, in pubblico che definisce 'costume del distretto' che emergeva in un contesto variegato e altamente rappresentativo in quanto svoltosi durante la settimana santa del 1849 dove il modo di vestire delle classi alte e privilegiate si fondeva e si distingueva da quello popolare definito dal Tyndale 'paesant'. La dicotomia riguardante il modo di vestire delle sassaresi tra classi popolari e classi agiate sarà una costante nel costume della città di Sassari. Lo stesso autore descrive un altro modo di vestire importante per la cultura sassarese e i suoi gremi, forse il costume più popolare è più rappresentativo, il costume dei viandanti: One of the eastern custom is the peregrination of the viandanti dressed in embroidered Yellow leather waistcoat and aprons, with large cloaks and hats, a costume evidently of Spanish origins. They collect fruit, bread, and other provisions, and carry them in Large baskets to the prisoners in confinement on this period. Come ben si vede il Tyndale non si limita a descrivere l'abbigliamento dei viandanti, ma ci informa sulla funzione sociale di questa confraternita che anticamente,insieme alla confraternita dei neri battuti(dell'orazione e morte) si occupava dei detenuti e dei condannati a morte. Infatti l'autore britannico ci informa che la 'confraria' dei viandanti si procurava la frutta e il pane con altre provvigioni da dare ai detenuti confinati in quel periodo a questo proposito bisogna ricordare che invece la confraternita dei Neri Battuti si occupava della gestione dei condannati a morte. Anche il Valery, bibliotecario del re a Parigi, nel suo Voyages en corse a l'ile d'elbe, et en Sardigne, visitò Sassari e la Sardegna, lasciando ai lettori sardi pagine immemorabili come quelle dedicate a Milis, ai giardini di Logulentu e alla fontana di Rosello. Egli visitò Sassari nel 1837 dove assisté alla processione in onore del Vice Re che presentò con minuzia di particolari, tra questi si staglia la descrizione dei gremi: Vint ensuite la procession des syndics ou chefs des diverses corporations d'ouvriers, portant de longs manteaux à l'espagnole, de larges chapeaux, leurs bannièrs confièes à un ovrier qui a le droit de porter deux èpèes, une de chaque còtè. Nella descrizione del bibliotecario parigino non mancano dei cenni ai costume dei territori limitrofi alla città. Tra questi quello di Plaghe che viene definito simile al vestire greco o quello di Osilo che il viaggiatore francese presenta come monacale. La Sassari descritta nel capitolo XVII del testo Sardinia and the Sardes, scritto da Charles Edwardes nell'ottobre del 1889 è una città moderna, completamente differente dalle tradizioni del contesto sardo. Sentiamo cosa dice l'autore britannico: Ed ancora, con il fatto di non vedersi in giro la mastruca, il culletu e la Fustanella, ma piuttosto una moda nella quale è prevalente il normale tessuto di buona qualità, Sassari denota la sua maggiore affinità col continente. E' divertente vedere per strada un uomo dei paesi, in costume, il quale si trova a disagio nelle piazze spaziose, fra le case alte di granito, nelle passeggiate pubbliche e nei giardini di Sassari anziché fra le agavi e le casette di fango dell'interno che gli sarebbero più congeniali. Anziché villici dal viso triste, vestiti con giacconi di pelle di pecora, qui si trovano stuoli di avvocati che fanno risuonare i caffè delle loro ciarle e girano per strada con l'ultimo romanzo di Zola in mano. Troveranno su due piedi mille argomenti sui quali discutere ma, per quanto si accalorino in dispute inutili, una volta, pero, sanno metterci anima e cuore. Il Maltzan come giustamente osserva il Demartis (abbigliamento popolare sassarese fra ottocento e novecento) visitò Sassari nel 1869 e riscontrò che il popolo sassarese non indossava fogge tipiche della città. Lo stesso Demartis constata che i narratori dell'ottocento e degli inizi del novecento descrivono i costumi della Sardegna in maniera fedele e coerente al materiale iconografico. Tra costoro non mancano le testimonianze francesi ed in particolare del Gaston Vuilllier che nel suo Impressioni di un viaggio in Sardegna del 1890 affrontò la bellezza e la cultura dell'isola. "Il vice Console di Sassari mi tenne compagnia nel pellegrinaggio attraverso queste vestigia d'una grandezza passata, in mezzo alle erbacce ed ai sassi, in una strada danneggiata dal temporale della notte, lungo gli avanzi d'una via romana. Io ogni tanto mi fermavo per osservare i cavalieri sardi che passavano pieni di contegno, col cappottu sul capo, col severo profilo che si stagliava nel cielo, i capelli d'un nero ebano ondeggianti, la barba selvaggia. Il console, abituato a vedere questi uomini che egli incontrava tutti i giorni, non era per nulla colpito dal loro grande carattere ed il mio entusiasmo lo sorprendeva assai"...(98) ... Questa città ha pure conservato un carattere un po' strano al di fuori delle grandi vie e delle piazze pubbliche con negozi lussuosi, in una serie di viuzze strette, un vero dedalo rischiarato da una luce scialba. Qui, cavalieri incappucciati di nero, i pugni sui fianchi, la pipa in bocca, il fucile attraverso la sella e la donna in groppa, passano spavaldamente, facendo risuonare il selciato dello zoccolo dei cavalli. Spesso conviene rifugiarsi nelle porte per lasciare libero il passaggio...(101) Il testo dell'autore francese è carico di connotazioni e descrizioni vivaci come quelle riguardanti i zappatori, i cavalieri e gli uomini incappucciati che spingono un po' l'autore a considerazioni alle volte un po' forti, ma comunque rispettose del popolo sardo. Non mancano le importanti descrizioni dei costumi del circondario di Sassari che fotografa fedelmente come quello dei zappatori, di Osilo, di Sennori, di Sorso, di Ossi e di Tissi ed infine di Ploaghe. Il gremio dei zappatori viene presentato dall'autore francese con particolare enfasi. Lo stesso Costa affermava che chi vuol conoscere il prototipo del sassarese in tutte le sue manifestazioni lo deve cercare nel zappatore, nei suoi modi e nel suo essere nella cultura della terra e degli orti. Egli ci mostra alcuni esempi di vestiario sassarese, in particolare i copricapo più utilizzati dal popolo di Sassari. Il Costa fa altresì un'analisi diacronica del modo di vestire della gente di Sassari risalendo al duecento e al trecento quando era in voga il modo di vestire dei Pisani: "...si usavano i manti, le lunghe tuniche e i giupponi di velluto coi rispettivi cappucci. Le stoffe allora usate, (come si rivelano dai Codici del Porto di Cagliari, scritti in lingua pisana nel 1316) erano le seguenti: lana sardesca - seta torta - larbagio - tacolino- porpore - .... Lo storico sassarese afferma altre cose interessanti e tra queste il fatto che allora era fiorente l'arte della lana e tra i tanti tessuti in voga era il sardiscu o lombardino, tra gli altri era tessuto il fustagno rigato e l'orbace. Secondo lo stesso autore il modo dei ceti popolari nel duecento e trecento non si discosta di molto dal modo di vestire dell'ottocento. Tra i tanti viaggiatori che visitarono la Sardegna nell'ottocento possiamo annoverare il Maltzan che descrisse con dovizia di particolari lu cugliettu o cogliettu rapportandolo con tutta la Sardegna ed in particolare con il cagliaritano: Nella ricerca di ritratti fotografici doveva essere più fortunato a Sassari,dove per mezzo di relazione private, mi riuscì di ottenere l'immagine di un individuo vestito col 'collettu', quivi detto cogliettu sassarese è anche un pò diverso da quello indossato dai due vecchi di Cagliari. Io vidi più volte uno dei vecchi allora feci l'osservazione, che la immagine datami dal Lamarmora è piuttosto favorevole al collettu, giacché il capo di vestiario indossato da quel vecchio era tutt'altro che così ben attillato da non produrre alcuna piega, come invece indica la detta figura. Pur se la voce orbace non sia presente nel Vocabolario etimologico sardo del Wagner la parola orbace è fondamentale per capire l'evoluzione del costume sassarese e dell'intera Sardegna. Orbace deriva dal sardo "orbari" che è dall'arabo al-bazz (v.albagio) Il grande dizionario Garzanti. Si riscontra anche il termine Orbaci (m.mer. albagio) panno sardo voc sic. Abbrasciu, tratto dallo Spanu -- Vocabolariu sardu. Orbace è ricavato attraverso il sardo orbaci, dalla voce araba che significa "stoffa", da cui deriva anche albagio "panno di lana grossolana -- Dizionario italiano ragionato- Tags: ZoeRock Sardinien Corittu Gippone Faldedda Ballu Sardu |
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Scritti Sardi: La Leggenda del Luzi (versione integrale) Ebbene questo senso d'appartenza, questo senso dell'ospitalità, lo stesso rispetto che il paese nutre nei confronti dei paesi vicini, si perde nel tempo. Visto è considerato che quando la cacciagione era abbondante e 'protetta' in Sardegna, da Milis partivano battute di caccia al daino e al cinghiale nei monti del Lussurgese. Milis, Bonarcado, Cuglieri, Santu Lussurgiu e Seneghe ed altri paesi limitrofi furono un'attrazione per i continentali e la curatoria di Milis divenne per secoli una celebre stazione ferroviaria di cavalli, non molto distante dalla Tanca Regia di Paulilatino e Abbasanta, con un castello a disposizione per i turisti che già dal settecento arrivano con una certa frequenza nella vega di Milis. I viaggiatori venivano ospitati nel celebre Castello del Marchese Boyl e a 'Villa Pernis' che ospitarono conti, nobili, marchesi e Re e Regine. 'Come, shall we go and kill us a venison? the mountains in the neighbourhood of Milis generally afford excellent sport of the Hunter Tra questi studiosi ed intellettuali d'Europa che presenta in termini entusiastici la Vega di Milis è Georges Schweinfuth, dottore in philosofia che visitò Milis nel 1863. Questi era membro della società degli amici della natura, della società di geografia e botanica di Berlino. Le moment était venut d'aller admirer de plus près le orangers. Passant sous un grand portique en pierre, je vis le gardien de la plantation, occupé à preparer son repas devant sa hutte. Il m'accorda volontiers la permission de visiter le jardin et de consommer du fruit à discrètion; je lui prouvai ma reconnaissance par le don de deux sous. Lecoeur joyeux, je m'avancai sous l'ombres gigantesques, foulant aux pieds un tapis d'herbre tendre.....Comme un sybarite, je choisis les fruites le plus gros, le plus foncès et j'en aspirai le suc en rejectant la pulpe.(149) Nel suo Diario di viaggio nell'isola di Sardegna, Georges Schweinfurth pur essendo distrutto dalla fatica del viaggio e dalla fame viene rincociliato con la vita dalla visione del paesetto campidanese : Raggiunsi subito il villaggio seguendo una strada fiancheggiata da aranci e piante di alloro. Le belle arance color del fuoco si stagliavano sul fogliame scuro ed anche sugli allori, ricoperti da cima a fondo da una quantità di fiori bianchi e profumati, e pendevano sulla mia testa. Quest'immagine ideale mi compensò ampiamente di tutte le fatiche del mio viaggio e resterà per sempre incisa nel mio animo. Tutti i visitatori di quest'isola lontana dovrebbero scegliere come meta principale delle loro escursioni questo paradiso terrestre; non credo che in Italia esistata uno scenario più affascinante di questo. Dove trovare giuste espressioni per dipingere l'incantesimo di questa natura? Prova lo stesso stupore Il Marchese di Severign che visita Milis agli inizi del 1800 presumibilmente tra il 1820 e il 1825: I termini carichi di connotazioni danno a Milis una caraterizzazione quasi selvaggia e soave allo stesso tempo in un contrasto di colori che definiscono il fenomeno visivo Ces jardins sardes, ornés de fleurs jaunes, blanches et rouges, dont le coloris est fort agréable ° loeil dans les mois du primntemps, embaument encore l'air de parfums délicieux au mois de mai; tels les jardins de Genes ° la meme époque; mais ceux de la Sardaigne étant plus prés d'une nature sauvage, causent bien plus plaisir et de surprise au voyager. La vallée du village de Millis, près Oristano, offre, pendant l'espace de pluisieurs milles, l'aspect de plantations d'orangers et citronniers ° plein vent, d'un coup-d'oeil enchanteur et d'une odeur suave; de petit ruisseaux embellissent ce paysage, et la foret de Millis est une sorte de pheénomene très-interessante ° connaitre. La stessa meraviglia che aveva emozionato il Valery, il Delessert, il Mantegazza, il Corbetta, il Gugia, lo Stefani, Auguste Boullier, il Veuilleur, il Bennet, il Fuos, il Maltzan, Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II, contagiò alcuni intelletuali anglosassoni che ne parlano come se nel passato Milis fosse stata per i turisti una specie di Porto Cervo del Campidano: "La selva d'aranci di Milis è un vero incanto, specialmente di maggio, quando, fra la frutta matura, i copiosissimi fiori profumano l'aria a grande distanza tutto intorno pag XLV. Guglielmo Stefani conferma il suo giudizio a pag. 85 "E' celebre in questo territorio la cosi detta vega, valle irrigata e ubertosissima, dove per uno spazio di circa tre miglia si stendono i tanto decantati giardini di Milis che formano una delle meraviglie della Sardegna. Dizionario Corografico dell'Isola di Sardegna, Guglielmo Stefani, 1857, Il giudizio dello Stefani non è altrettanto lusinghiero nei confronti dei milesi che giudica svogliati perché favoriti da un clima mite e dal fatto che vivono in una sorta di Eden che li costringe alla pigrizia, questo giudizio lo troviamo anche nel Casalis e in qualche altro autore reazionario del tempo che pretendono sempre di dare lezioni agli altri, magari senza mai avere preso una zappa in mano, comunque l'autore si riscatta e afferma che i milesi sono molto abili nella lavorazione delle canne e allo stesso tempo sanno farsi pagare bene il loro lavoro! From Oristano, Without stopping to make the classic excursion to Milis or to visit Fordongianus, we have pushed on under lowering skies through Paulilatino and Abbasanta to Macomer. I should liked to visit Milis, whose famous orange-groves are said to rival if not to surpass those of Soller in Mallorca. Dr Bennet mentions it as being one of the palces in Sardinia which, being protected from the winds by the lofty Monte Ferru, on whose lower slopes it stands, enjoy the equivalent of a 'Riviera' climate. Near the village is the Villa Boyl, the fine country-house of the Marchese Boyl, whose ancestors planned the gardens and planted many of the orange-trees. Villa Boyl è l'archetipo, il punto di ricongiunzione di tutte le persone che arrivano nel Campidano di Milis come lo stesso Gouldring ci descrive, gran parte di questa importante schiera di persone provengono dalle corti di Torino e da Parigi: che testimoniano il gusto dell'epoca. La stessa meraviglia che aveva emozionato il Valery, il Delessert, il Mantegazza, il Corbetta, il Gugia, lo Stefani, Auguste Boullier, il Veuilleur, il Bennet, il Fuos, il Maltzan, Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II, contagiò alcuni intelletuali anglosassoni che ne parlano come se nel passato Milis fosse stata per i turisti una specie di Porto Cervo del Campidano: "La selva d'aranci di Milis è un vero incanto, specialmente di maggio, quando, fra la frutta matura, i copiosissimi fiori profumano l'aria a grande distanza tutto intorno pag XLV. Guglielmo Stefani conferma il suo giudizio a pag. 85 "E' celebre in questo territorio la cosi detta vega, valle irrigata e ubertosissima, dove per uno spazio di circa tre miglia si stendono i tanto decantati giardini di Milis che formano una delle meraviglie della Sardegna. Dizionario Corografico dell'Isola di Sardegna, Guglielmo Stefani, 1857, The French traveller Valèry, who visited Milis in 1838, describes the estate as rivalling in beauty the Garden of the Hesperides, and says that its orange groves alone are worth a visit to Sardinia. His host , the marquis of the period, took the utmost pride in his property, and costantly invited distinguished guests from Paris and Turin to stay with him, so that Milis acquired considerable fame in the early nineteenth century and became something of a show place Sardinia The Island of the nuraghi Douglas Gouldring p.201. Alla fine del diciannovesimo secolo Milis conservava il suo fascino e la sua fama, infatti un altro viaggiatore inglese, il Robert Tennant asserisce che gli aranceti di Milis non sono inferiori a nessuno nel mondo, forse esagerendo: next in extent and importance are the groves of oranges and lemons, and of these by far the most valuable and interesting are those of Milis, which are not only the best in the Island but are considered to be as fine as any in the world. Dallo stesso testo si evince che la produzione degli aranci era piuttosto grossa. Alcuni di di questi alberi raggiungevano ognuno circa quattrocento cinquecento arance. Secondo lo stesso autore la antichità della arance di Milis arrriva all 'undicesimo secolo 88 la vega di Milis inalberata lo spazio di due miglia a gran parte d'agrumi che paiono querce, fa vedere effettuato il bosco di Alcinoo Francesco Cetti. 1744 Anche se non dimostra il fervore entusiasta del Tyndale o del Forester e degli altri viaggiatori francesi, il capitano Smyth inserisce gli aranceti di Milis tra i migliori frutteti della Sardegna: amongst the orchard fruit are, figs, grapes, melons, apples, apricoats, peaches, almond, and the ficu moriscu' or prickly pear. These are universally met with, but walnuts and chestnuts are confined to Aritzu, Tonara and S.T.Lussurgiu. Oranges , lemons and citrons are most attended to at Iglesias, Domusnovas, Villa-Cidro, Milis, and Sassari, but are not held in great esteem...Pag 103 Nonostante l'autore non sia molto tenero nei confronti di Milis per quanto rigurda la qualità dei suoi agrumi, apprendiamo che l'aria milese è tutto sommato umida, non distante da Seneghe che ha un'aria buona ed in chiaro contrasto con Bonarcado, bad; Oristano, verybad; Bauladu e San Vero bad; Narbolia indifferent. E' evidente che questa classificazione dello Smyth non ha alcun che di scientifico. Ma è altresì chiaro che un intellettuale del tempo, dopo aver letto il testo dell'illustre capitano, avrebbe preferito fare delle escursioni dalle parti di Milis piuttosto che nell'area di Oristano o di Bauladu e San Vero. In effetti, rispetto alle zone acquitrinose e paludose di Nuraxinieddu, Bauladu, San Vero, Cabras, Massama e Paulilatino. La vega di Milis rappresentava una sorta di oasi rispetto a siti dove l'aria insalubre era una dominante. Anche agli inizi del novecento persisteva il fascino di Milis nel mondo dei viaggiatori anglo-sassoni. Ecco la testimonianza di un reverendo inglese: From here I went to Milis - a six hours' journey by the mail coach. I had long desired to see this place with its interminable groves of orange trees. I took my seat outside - sitting near the driver in order to get a full view of the country.....now, when I arrived at Milis, the proprietor of the hotel received me kindly into his house, and gave me a splendid dish of macaroni for my supper. But, I'm sorry to say, I had then lost my appetite; I could only admire the good things that were placed before me in superabundance....Milis is famous for its orange gardens, and has over three thousand trees of this golden fruit, of a kind which is remarkably sweet, or melys....Sardinia and Rome 1923 Rev, J.E. Thomas London 1923. 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Scritti Sardi: Le origini di Sassari Un'antica favola su Sassari riporta dal Costa e dal Bottiglioni. Se si controlla con attenzione la cattedrale si possono ancora intuire tracce di un'antica chiesa di periodo altomedievale con tratti bizantini, questa era molto probabilmente la chiesa che ha dato origini alla favola di Nostra Signora del bosco o del popolo. The origins of the town of Sassari, as Enrico Costa wrote, date back to the distant past... though no earlier than the 11th Century of the Christian era. There is not much evidence to bear witness to the early Middle Ages in the territory Sassari occupies today. From the 11th Century onwards, and in particular the 12th, documentary evidence is more plentiful. The territory (which belonged to the Torres juridical district and the Nurra, Romangia and Fluminargia parishes) was portrayed as consisting of villages that were numerous, but often sparsely inhabited. It seems that following an apparent halt during the early Middle Ages, the ensuing repopulation was motivated by the creation initiated by Pisan and Ligurian traders of the new trade routes, as well as by a revival in agriculture; the latter was further stimulated by the spreading of Benedictine monasteries. From the 13th Century onwards changes occurred in rural settlement due to the magnetic force of the town of Sassari; change was more radical after the Spanish Conquest (14th/15th Centuries) when most of the villages disappeared. The existence of prehistoric communities in the current town area is documented indirectly by objects found. Archeological evidence of a settlement existing in Roman times on the site of modern Sassari is scarce and fragmentary. It does, however, seem certain that the site was already inhabited in the 1st Century A.C. and it may be posited that during imperial times not just a single centre existed but a series of rustic villages concentrated in an area of approximately 24 sq.km. It remains to be seen "when" and "why" one particular village of the many present in north-west Sardinia began to develop during the early Middle Ages and achieve the maturity needed to exert hegemony in the area from around the year 1000. The name Thathari appears for the first time in 1113 in a page of the Condaghe di S. Pietro di Silki; other 13th Century documents give a picture of an established series of villages, near each other and some of which located on the outskirts of the current residential site. The first documents giving information on Sassari date back to the early part of the 12th Century and show a relatively important village, though actual material remains belonging to this period have not been found at the modern site of the town. Almost all researchers agree, however, that the original nucleus of the medieval town was in the Sant'Apollinare district near S. Nicola Church, which must have had an important role in its growth. But the town really developed, both from a political and urban point of view, in the 13th Century, when Thatari (which thanks to the presence of Pisans and Genoese had entered the great Mediterranean trade routes) began to attract the people of Logudoro and (from the times of the violent conflicts among the juridical districts between 1234 and 1238) began to be governed by a town council, its regulations established in the Sassari Statutes at the end of the century. Sassari still maintained the distinctly medieval character of a typical walled town up until about 1840, when the first parts of the wall were demolished, thus eliminating the image of a military past that had been lost as far back as the early years of Spanish rule. The next 20 years saw a process of expansion in the town and the ancient walls were pulled down. During recent restoration of some remaining parts of the wall along Corso Trinità, pieces of the original battlements came to light that had been covered over by subsequent filling-in. Studies on technical construction have shown that the canons for building construction were in line with regulations set down in the Sassari Statutes. They also show the significant similarity between the fortified walls of Sassari and Iglesias (13th Century). The old centre of Sassari, which has aged greatly in recent years, is still the heart of the town in spite of the chaos, the lack of parking space and being mistreated by building speculators; most of the cultural events depart from here, as do the processions accompanying festive occasions throughout the year. Carnival, the Gobbule*, Holy Week, the Calvacade, Corpus Domini, the Candlesticks and corporation festivities all have the old town as their vital centre, and though old and decaying, it still bears witness to an ancient splendour, with archivolts still supporting antique bell towers and superb covered roof terraces showing the invincible soul of a town still holding onto its most prized possessions. * ironic poems recited in the town square Tags: Enrico Costa Radio Giostra Zoerock Assunta Nostra Signora del Popolo Poble Pioppo Bosco |
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Scritti Sardi: I Viaggiatori Dell'Ottocento a Milis Da uno Scritto del Luzi. Per vedere la versione integrale vai al filmato riguardante lo scrittore Luzi. Scritti Sardi: La Leggenda del Luzi (versione integrale) I Milesi per secoli sono stati un paese di mercanti e allo stesso tempo viaggiatori, famosi venditori d'agrumi e di vernaccia, abituati quindi a comunicare con la gente e a scambiarsi prodotti e mercanzie, quindi il cosidetto 'Giardino delle Esperidi' è stato da sempre considerato come un punto d'incontro ricco di ospitalità e di bellezza. Ebbene questo senso d'appartenza, questo senso dell'ospitalità, lo stesso rispetto che il paese nutre nei confronti dei paesi vicini, si perde nel tempo. Visto è considerato che quando la cacciagione era abbondante e 'protetta' in Sardegna, da Milis partivano battute di caccia al daino e al cinghiale nei monti del Lussurgese. Milis, Bonarcado, Cuglieri, Santu Lussurgiu e Seneghe ed altri paesi limitrofi furono un'attrazione per i continentali e la curatoria di Milis divenne per secoli una celebre stazione ferroviaria di cavalli, non molto distante dalla Tanca Regia di Paulilatino e Abbasanta, con un castello a disposizione per i turisti che già dal settecento arrivano con una certa frequenza nella vega di Milis. I viaggiatori venivano ospitati nel celebre Castello del Marchese Boyl e a 'Villa Pernis' che ospitarono conti, nobili, marchesi e Re e Regine. 'Come, shall we go and kill us a venison? the mountains in the neighbourhood of Milis generally afford excellent sport of the Hunter Tra questi studiosi ed intellettuali d'Europa che presenta in termini entusiastici la Vega di Milis è Georges Schweinfuth, dottore in philosofia che visitò Milis nel 1863. Questi era membro della società degli amici della natura, della società di geografia e botanica di Berlino. Le moment était venut d'aller admirer de plus près le orangers. Passant sous un grand portique en pierre, je vis le gardien de la plantation, occupé à preparer son repas devant sa hutte. Il m'accorda volontiers la permission de visiter le jardin et de consommer du fruit à discrètion; je lui prouvai ma reconnaissance par le don de deux sous. Lecoeur joyeux, je m'avancai sous l'ombres gigantesques, foulant aux pieds un tapis d'herbre tendre.....Comme un sybarite, je choisis les fruites le plus gros, le plus foncès et j'en aspirai le suc en rejectant la pulpe.(149) Nel suo Diario di viaggio nell'isola di Sardegna, Georges Schweinfurth pur essendo distrutto dalla fatica del viaggio e dalla fame viene rincociliato con la vita dalla visione del paesetto campidanese : Raggiunsi subito il villaggio seguendo una strada fiancheggiata da aranci e piante di alloro. Le belle arance color del fuoco si stagliavano sul fogliame scuro ed anche sugli allori, ricoperti da cima a fondo da una quantità di fiori bianchi e profumati, e pendevano sulla mia testa. Quest'immagine ideale mi compensò ampiamente di tutte le fatiche del mio viaggio e resterà per sempre incisa nel mio animo. Tutti i visitatori di quest'isola lontana dovrebbero scegliere come meta principale delle loro escursioni questo paradiso terrestre; non credo che in Italia esistata uno scenario più affascinante di questo. Dove trovare giuste espressioni per dipingere l'incantesimo di questa natura? Prova lo stesso stupore Il Marchese di Severign che visita Milis agli inizi del 1800 presumibilmente tra il 1820 e il 1825: I termini carichi di connotazioni danno a Milis una caraterizzazione quasi selvaggia e soave allo stesso tempo in un contrasto di colori che definiscono il fenomeno visivo Ces jardins sardes, ornés de fleurs jaunes, blanches et rouges, dont le coloris est fort agréable ° loeil dans les mois du primntemps, embaument encore l'air de parfums délicieux au mois de mai; tels les jardins de Genes ° la meme époque; mais ceux de la Sardaigne étant plus prés d'une nature sauvage, causent bien plus plaisir et de surprise au voyager. La vallée du village de Millis, près Oristano, offre, pendant l'espace de pluisieurs milles, l'aspect de plantations d'orangers et citronniers ° plein vent, d'un coup-d'oeil enchanteur et d'une odeur suave; de petit ruisseaux embellissent ce paysage, et la foret de Millis est une sorte de pheénomene très-interessante ° connaitre. La stessa meraviglia che aveva emozionato il Valery, il Delessert, il Mantegazza, il Corbetta, il Gugia, lo Stefani, Auguste Boullier, il Veuilleur, il Bennet, il Fuos, il Maltzan, Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II, contagiò alcuni intelletuali anglosassoni che ne parlano come se nel passato Milis fosse stata per i turisti una specie di Porto Cervo del Campidano: "La selva d'aranci di Milis è un vero incanto, specialmente di maggio, quando, fra la frutta matura, i copiosissimi fiori profumano l'aria a grande distanza tutto intorno pag XLV. Guglielmo Stefani conferma il suo giudizio a pag. 85 "E' celebre in questo territorio la cosi detta vega, valle irrigata e ubertosissima, dove per uno spazio di circa tre miglia si stendono i tanto decantati giardini di Milis che formano una delle meraviglie della Sardegna. Dizionario Corografico dell'Isola di Sardegna, Guglielmo Stefani, 1857, Il giudizio dello Stefani non è altrettanto lusinghiero nei confronti dei milesi che giudica svogliati perché favoriti da un clima mite e dal fatto che vivono in una sorta di Eden che li costringe alla pigrizia, questo giudizio lo troviamo anche nel Casalis e in qualche altro autore reazionario del tempo che pretendono sempre di dare lezioni agli altri, magari senza mai avere preso una zappa in mano, comunque l'autore si riscatta e afferma che i milesi sono molto abili nella lavorazione delle canne e allo stesso tempo sanno farsi pagare bene il loro lavoro! From Oristano, Without stopping to make the classic excursion to Milis or to visit Fordongianus, we have pushed on under lowering skies through Paulilatino and Abbasanta to Macomer. I should liked to visit Milis, whose famous orange-groves are said to rival if not to surpass those of Soller in Mallorca. Dr Bennet mentions it as being one of the palces in Sardinia which, being protected from the winds by the lofty Monte Ferru, on whose lower slopes it stands, enjoy the equivalent of a 'Riviera' climate. Near the village is the Villa Boyl, the fine country-house of the Marchese Boyl, whose ancestors planned the gardens and planted many of the orange-trees. Villa Boyl è l'archetipo, il punto di ricongiunzione di tutte le persone che arrivano nel Campidano di Milis come lo stesso Gouldring ci descrive, gran parte di questa importante schiera di persone provengono dalle corti di Torino e da Parigi: che testimoniano il gusto dell'epoca. La stessa meraviglia che aveva emozionato il Valery, il Delessert, il Mantegazza, il Corbetta, il Gugia, lo Stefani, Auguste Boullier, il Veuilleur, il Bennet, il Fuos, il Maltzan, Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II, contagiò alcuni intelletuali anglosassoni che ne parlano come se nel passato Milis fosse stata per i turisti una specie di Porto Cervo del Campidano: "La selva d'aranci di Milis è un vero incanto, specialmente di maggio, quando, fra la frutta matura, i copiosissimi fiori profumano l'aria a grande distanza tutto intorno pag XLV. Guglielmo Stefani conferma il suo giudizio a pag. 85 "E' celebre in questo territorio la cosi detta vega, valle irrigata e ubertosissima, dove per uno spazio di circa tre miglia si stendono i tanto decantati giardini di Milis che formano una delle meraviglie della Sardegna. Dizionario Corografico dell'Isola di Sardegna, Guglielmo Stefani, 1857, The French traveller Valèry, who visited Milis in 1838, describes the estate as rivalling in beauty the Garden of the Hesperides, and says that its orange groves alone are worth a visit to Sardinia. His host , the marquis of the period, took the utmost pride in his property, and costantly invited distinguished guests from Paris and Turin to stay with him, so that Milis acquired considerable fame in the early nineteenth century and became something of a show place Sardinia The Island of the nuraghi Douglas Gouldring p.201. Alla fine del diciannovesimo secolo Milis conservava il suo fascino e la sua fama, infatti un altro viaggiatore inglese, il Robert Tennant asserisce che gli aranceti di Milis non sono inferiori a nessuno nel mondo, forse esagerendo: next in extent and importance are the groves of oranges and lemons, and of these by far the most valuable and interesting are those of Milis, which are not only the best in the Island but are considered to be as fine as any in the world. Dallo stesso testo si evince che la produzione degli aranci era piuttosto grossa. Alcuni di di questi alberi raggiungevano ognuno circa quattrocento cinquecento arance. Secondo lo stesso autore la antichità della arance di Milis arrriva all 'undicesimo secolo 88 la vega di Milis inalberata lo spazio di due miglia a gran parte d'agrumi che paiono querce, fa vedere effettuato il bosco di Alcinoo Francesco Cetti. 1744 Anche se non dimostra il fervore entusiasta del Tyndale o del Forester e degli altri viaggiatori francesi, il capitano Smyth inserisce gli aranceti di Milis tra i migliori frutteti della Sardegna: amongst the orchard fruit are, figs, grapes, melons, apples, apricoats, peaches, almond, and the ficu moriscu' or prickly pear. These are universally met with, but walnuts and chestnuts are confined to Aritzu, Tonara and S.T.Lussurgiu. Oranges , lemons and citrons are most attended to at Iglesias, Domusnovas, Villa-Cidro, Milis, and Sassari, but are not held in great esteem...Pag 103 Nonostante l'autore non sia molto tenero nei confronti di Milis per quanto rigurda la qualità dei suoi agrumi, apprendiamo che l'aria milese è tutto sommato umida, non distante da Seneghe che ha un'aria buona ed in chiaro contrasto con Bonarcado, bad; Oristano, verybad; Bauladu e San Vero bad; Narbolia indifferent. E' evidente che questa classificazione dello Smyth non ha alcun che di scientifico. Ma è altresì chiaro che un intellettuale del tempo, dopo aver letto il testo dell'illustre capitano, avrebbe preferito fare delle escursioni dalle parti di Milis piuttosto che nell'area di Oristano o di Bauladu e San Vero. In effetti, rispetto alle zone acquitrinose e paludose di Nuraxinieddu, Bauladu, San Vero, Cabras, Massama e Paulilatino. La vega di Milis rappresentava una sorta di oasi rispetto a siti dove l'aria insalubre era una dominante. Anche agli inizi del novecento persisteva il fascino di Milis nel mondo dei viaggiatori anglo-sassoni. Ecco la testimonianza di un reverendo inglese: From here I went to Milis - a six hours' journey by the mail coach. I had long desired to see this place with its interminable groves of orange trees. I took my seat outside - sitting near the driver in order to get a full view of the country.....now, when I arrived at Milis, the proprietor of the hotel received me kindly into his house, and gave me a splendid dish of macaroni for my supper. But, I'm sorry to say, I had then lost my appetite; I could only admire the good things that were placed before me in superabundance....Milis is famous for its orange gardens, and has over three thousand trees of this golden fruit, of a kind which is remarkably sweet, or melys....Sardinia and Rome 1923 Rev, J.E. Thomas London 1923. 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Scritti Sardi: "La Festha Manna di Sassari" Sardinien Li Candareri Farani in Piazza... L'origine della festa dei Candelieri risale, quasi sicuramente, al XIII secolo, periodo in cui si stabilì un rapporto per lo più costante con Pisa. Interrotto nel primo periodo aragonese, la festa rinacque in forme nuove per l'iniziativa del popolo sassarese e col contributo delle Corporazioni di Arti e Mestieri. Le ricorrenti comparse del flagello causate dalla peste erano viste, nell'immaginazione e in tempi di viva fede religiosa, come una punizione caduta dal cielo per la mancata consueta offerta dei "candeli" alla Vergine Assunta, mentre la cessazione della festa veniva attribuita dal popolo alla intercessione della Madre di Dio, dopo il ripristino, per voto, dell'offerta dei Candelieri. Lo storico più importante della Storia dei Candelieri fu senza alcun dubbio Enrico Costa che fu, peraltro, il primo a scoprire l'origine pisana dei Candelieri. Il Costa esaminò gli Statuti di Villa di Chiesa di Sigerro (Iglesias).. Lo storico sassarese annottò i caratteri comuni dell'offerta ad oblazione dei "Candeli" iglesienti con quelli di Sassari, riti del 14 agosto "a vespro", derivati dalla analoga festa pisana, anche essa disciplinata negli Statuti della Repubblica. Nulla è giunto fino a noi sulla disciplina dei Candelieri in Sassari,all'origine, si può solo presumere che le norme ricalcassero quelle di Pisa e di Iglesias. L'unica descrizione ad offrirci il quadro della festa del 14 agosto, la propose lo storico Devilla. Il fatto di cronaca (annotato nelle "Memorie del Convento di S.M. di Betlem) del 1697 è così riportato: "nel mese di agosto cessarono la prima e la seconda peste in Sassari, e ciò per intercessione della SS.Vergine il dì 14 agosto, vigilia della sua assunzione. Fu allora che il popolo, diviso in 8 compagnie, portò otto ceri alla Chiesa di S.M. di Betlem e là fecero il voto di offrirli in azione di grazia alla "Regina del Paradiso". Inoltre ciascun Gremio aveva al seguito una colonna portata dal popolo ("per allegrezza") e chiamata da esso "volgarmente" candeliere. Piccapietre: Il gremio, che sin dall'inizio del secolo scorso faceva parte dell'Associazione dei Muratori, si è reso successivamente autonomo; è pertanto, il gremio più giovane (1955). E' il primo a sfilare, l'ultimo ad entrare nella chiesa di S.Maria di Bethlem. Patrona del gremio è la Madonna della Salute, raffigurata sul fusto del Cero, che è bianco e porta sul retro i disegni degli arnesi del mestiere. La divisa dei gremianti è un frac in panno nero, la bandiera è di damasco azzurro. Viandanti Risalgono al '500 le origini del gremio che si organizzò in forma giuridica nel 1633 quando assunse la denominazione di "Confraternita dei Viandanti". Il gremio prende parte alla discesa dei candelieri dal 1941. La loro patrona è la Madonna del Buon Cammino, effigiata nel cero dal fusto prevalentemente rosso, dello stesso colore è la bandiera di damasco. La divisa dei gremianti, di origine spagnola, conserva l'antica calzamaglia seicentesca e 'lu sumbreru', indossato dal clero nel nel cinquecento. Contadini Pur se le origini siano antichissime, il gremio partecipa alla discesa dal finire degli anni trenta del secolo scorso. I contadini erano comunque parte integrante del gremio degli agricoltori che vedeva come asse portante i massai che erano i proprietari terrieri. I contadini si distinguevano dai narbonai che dissodavano i campi incolti preparandoli per nuove coltivazioni. All'interno di questa gerarchia i contadini erano in una condizione di subalternità. Nel 1803 crearono un gremio autonomo e scelsero come patrono San Giovanni di La Neula che li avrebbe protetti contro la nebbia che trasportava le spore della peronospora. I contadini sono i terzi a sfilare nella faradda. Falegnami Questo gremio era anticamente chiamato mastros d'ascia e per distinguersi dai muratori definiti "cabu di smaltu", avevano la denominazione di "cabu di quercu", questo secondo il Costa. Già dal 1538 i falegnami facevano parte della stessa confraria dei muratori, piccapietre, sellai e bastai. Nel seicento i falegnami si distinguevano in due grandi categorie, quelli d'arte gentile (suttile) e quelli che praticavano l'arte grossa (russa). I primi erano considerati dei veri artisti; i secondi, invece, producevano utensili, carri e oggetti strumentali. Il gremio dei falegnami si divise dai muratori nel 1809 e rinnovò il suo statuto nel 1896.loro candeliere fu costruito ed ideato dai fratelli Clemente nel 1921, gli stessi che costruirono la bara di Garibaldi nella famosa ditta sita nei pressi di 'Carra Manna', l'odierna Piazza Tola. Nel fusto spicca l'immagine di San Giuseppe del pittore Mario Paglietti. Come nella maggior parte dei candelieri sono altresì raffigurate le insegne della maestranza: martello, sega, squadra e tenaglia. Nella base del cero spicca lo stemma della città di Sassari. Calzolai Le loro origini risalgono alle ordinanze del 1381 in cui si fissa il costo delle scarpe da uomo e da donna, ma essi sono già citati negli Statuti Sassaresi del 1294. Nelle disposizioni del 1504 i calzolai hanno l'onore di scendere al terzo posto. Originariamente questo gremio era consociato a quello dei conciatori che avevano come santo patrono San Salvatore. I conciatori erano un gremio di candeliere. Il primo statuto dei calzolai fu redatto nel 1564. Il loro cero fu costruito dal falegname Salvatore Chessa nel 1924. Il candeliere è particolare, con quattro colonnine che contornano il fusto centrale. Sul fusto accanto a Santa Lucia emergono le immagini dei tre martiri turritani, particolare che è riscontrabile nel coronamento dei massai. Ortolani Definito da alcuni storici come gremio rustico, definizione che condivide con i Massai ed i Contadini, ma che nel passato riguardava anche altre maestranze oramai scomparse o che hanno perso il loro peso politico come quelle dei labradores, o mezzadri, dei Zappatori, dei Narbonai che recuperavano i terreni incolti, dei Cavallanti, dei Carrolanti e dei Pastori, gremio che si estinse, dando posto ai Contadini nella discesa dei candelieri. I muratori sono citati come "mastros de muru" negli Statuti Sassaresi del 1294 e nelle ordinanze del 1381. La confraria de Nuestra Senora dels angels ospitava i Muratori,i Falegnami, i Piccapietre, i Sellai, i Bottai ed i Bastai. Tra i mestieri più importanti poteva vantare quelli degli scultori, degli architetti, dei carpentieri e dei maestri di stocco. Il loro primo statuto è ascrivibile al 1538. In questo documento sono altresì citati i piccapietre, i falegnami,i bastai ed i sellai. Gli statuti del gremio dei muratori furono rinnovati nel 16 marzo del 1776, mentre nel 1802 stilarono un nuovo statuto che fu rinnovato nel 1928 dopo che i Savoia sciolsero le corporazioni nel 1864. L'antico gremio (la cui Ordinanza risale al 1381). I Sarti Questa confraria stilò il suo primo statuto nel 1532 che durò più di due secoli. Nel 1810 chiesero di non sfilare nella discesa dei candelieri. Nel 1855 dopo un periodo di polemiche e vicissitudini decisero di partecipare nuovamente alla "faradda". Il gremio è devoto alla Madonna di Monserrato; il Candeliere, dai colori giallo-oro e verde, ha sul capitello un braciere acceso. Il candeliere fu costruito nel 1896 in stile impero. Il pittore Mario Paglietti realizzò le effigi di S.Omobono, di S.Antonio e S.Gavino patrono del Nord Sardegna. I gremianti indossano un frac nero con corpetto giallo.oro; dello stesso colore è lo stendardo. Il gremio dei sarti festeggia la sua patrona la seconda domenica di settembre ed il loro compatrono S.Omobono il 13 novembre. Massai Il candeliere, nel capitello esagonale, riporta l'effige della madonna del Popolo, dei Tre martiri turritani e di S.Nicola. La Madonna delle Grazie, alla quale il gremio è devoto, è ritratta sul fusto del cero. I gremianti indossano il frac nero con papillon. Il massaju era anticamente il cassiere o tesoriere dei beni della città di Sassari nel senso che era il custode delle masserizie e dei denari appartenenti alla cittadinanza. Statuti Sassaresi del Tola pag.30. Dal 1531 hanno il diritto ad entrare per primi in chiesa. Dal 1657 hanno la loro Cappella in San Pietro di Silki. Stilarono il loro statuto nel 1743 sotto la protezione Della Vergine delle Grazie. Ordine di discesa: ultimi e primi ad entrare in chiesa. I massai sono gli unici a festeggiare l'intregu il giorno della "faradda". L'intregu celebra la cerimonia di investitura del nuovo Obriere maggiore. Investitura che viene eseguita al cospetto delle autorità municipali. Candeliere: Sulla parte anteriore del candeliere spicca l'immagine della Vergine delle Grazie. Sul coronamento sono rappresentati i martiri turritani, San Nicola, San Francesco e l'immagine della Madonna Del Popolo che diede il titolo alla cattedrale di Sassari. Bandiera: I loro stendardo è bianco, in damasco e, insieme alla Madonna delle Grazie, riporta L'immagine dei Martiri Turritani che sono rappresentati nel coronamento del loro candeliere. Il motivo dei Martiri Turritani è presente anche nel fusto del Candeliere dei Calzolai. Costume: Frac nero con feluca. Guanti, gilet e pantaloni neri. Festa Patronale: i Massai celebrano tre festività: La prima domenica di Maggio, il 14 agosto, e la attività di Maria nell'otto settembre. 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User: loybillyrock |
Scritti Sardi: Interni Santa Barbara Macomer, Sardinien Gli interni di uno dei nuraghi più visti in Sardegna in quanto visibile dalla Carlo Felice che collega Sassari a Cagliari. Il nuraghe Santa Barbara è uno dei sette mila nuraghi sparsi su tutto il territorio dell'isola. Sono situati prevalentemente lungo i corsi d'acqua, ai margini degli altopiani su piccole sommità perche essenzialmente avevano il compito del controllo del territorio. Volendo dare una breve descrizione della evoluzione di questa archittetura megalitica in Sardegna possiamo distinguere tre momenti: Prima fase, 1700 1600 A.C. Pseudo nuraghi o nuraghi a corridoio (all'esterno a forma di secchio rovesciato e con l'interno, costituito da un corridoio che attraversa tutta la struttura...) seconda fase, nuraghe semplice, piccolo e con unica camera coperta a tholos, pseudo cupola. Terza fase, in questa fase al nuraghe semplice si aggiungono altre torri, cortili, cinte murarie con torri angolari etc. Si hanno così i nuraghi complessi che possono essere bilobati (due torri racchiuse fra cortine murarie) trilobati, quadrilobati e pentalobati a seconda del numero di torri racchiuse attorno alla torre centrale (mastio), con cortili antimurali e torri d'angolo come nel su Nuraxi di Barumini, Nuraghe Arrubi di Orroli etc. Tags: ZoeRock Franco Carta Nuraghe S.Barbara Macomer Sardinien Mastio Loybillyrock Taramelli Scritti Milesi |
User: loisalvatore |
Scritti Sardi: Giave, L'Ardia di S.Sebastiano Alcuni momenti della festa di Giave, Sassari Sardinia. Territori vicini, Bonorva, Cossoine, Pozzomaggiore, Mara, Padria, Rebeccu, Campu Giavesu, Logudoro, Bonnannaro, Torralba, S.Maria Cabu e Abbas, Thiesi, Cheremule, Meilogu, Mores. I Racconti del Milese I cavalieri della Bellezza Improvvisamente un gruppo di cavalieri si staccò da quello strano corteo dirigendosi al galoppo lungo un sentiero che carezzava una grande distesa d'acqua. Voi vi chiederete cosa stesse accadendo. Ma lo vedremo più tardi. Ciò che sconvolse il nostro eroe era la fierezza e la spericolatezza di quei cavalieri che si sfidavano in un lunga corsa, dedicata a qualche Dio, venerato da gli abitanti dell'isola. Il Milese la vide nuovamente correre come una verdesca, e saltare gli ostacoli come farfalla al vento. Si chiese se l'avesse già vista, pensò ad un'anima non gradita ad una oscura presenza, quelle che sentiamo quando siamo soli e non vogliamo accettare perché abbiamo paura di scoprire le verità, lui non voleva ostare le ombre del passato che ritornavano incessanti, come se un concetto al quale siamo legali ritornasse ossessivo nella nostra mente. Nel palazzo dei nostri pensieri spesso ci rendiamo conto che siamo impossibilitati a scendere negli scantinati del nostro vissuto forse perché si ha paura di rivivere ciò che era stato rimosso. Meraviglia a vederlo! La cervice Stellante tra la nitida criniera Erse il poledro, schiusa la narice Ai soffi ardenti della primavera. Tags: Feste Ardia Santo Sebastiano Benedizione ZoeRock |
User: truelove76 |
Colorado Cafè - L'Agriturismo Sardi e Liguri Colorado Cafè L'Agriturismo Sardi e Liguri Tags: Colorado Cafè L'Agriturismo Sardi Liguri |
User: italy87 |
Sardi nel Mondo I love Sardegna ^^ Per me questo è il vero inno rossoblu (in passato infatti lo è stato). Tags: sardegna italia italy sardinia island cagliari sassari iglesias carbonia porto torres olbia nuoro tempio pausania siliqua quartu sant'elena domusnovas campidano alghero costa smeralda andrea parodi world in the gigi riva gianfranco zola desulo mediterraneo soru pili palomba regione cervo briatore vip |
User: THEROOFTV |
NOAN Y SARDi THE ROOFTV ABUSANDO NOAN Y SARDi THE ROOFTV ABUSANDO Tags: NOAN SARDi THE ROOFTV ABUSANDO |
User: loisalvatore |
Scritti Sardi: Costumi di Sardegna La Corale Rossini interpreta Ninna Nanna, le immagini riguardanio i costumi sardi, mi scuso per chi non è stato citato. Ma la Sardegna è un immenso paradiso di tesori nascosti, che andrebbero fatti riemergere in superfice... Io stimo ciò essere avvenuto, che soltanto le donne delle grandi città a mare avranno accolto la veste romana, e rimutatala poscia col mutar de' Signori, siccome veggiamo accadere ogni di nelle popolose terre, in cui fiorisce il commercio e con esso l'eleganza e il lusso de' nobili e de' mercanti. Le dame di Cagliari, e di Sassari vestirono alla spagnola, sinchè Aragona e poi Pastiglia signoreggiaron l'Isola; e passata indi la Sardegna sotto l'augusta Casa di Savoia, che si felicemente la regna, lasciate le cappe, le graniglie, e i mantiglioni spagnoli si recarono a vestire italiano. Ed ora all'universale d'Europa, che muta foggia ad ogni scemare e crescer di luna. Per contrario le donne sarde de' villaggi, tenacissime osservatrici di loro usanze, non si condussero si agevolmente a dismettere, o scambiar fortuna naturale di loro vesti, e di loro contigue se non forse in alcuni legggeri accidenti di fibbie, di drappi, di nastri, che deono usare come li dà il tempo, e gli artieri li modellano, e li recano d'oltre mare i mercanti. Da questo passaggio riguardante il capitolo chiamato Del Vestito muliebre del Bresciani emerge chiaramente che nelle grandi città come Cagliari e Sassari, l'uso del costume sardo tendeva gradualmente a scomparire a tutto vantaggio delle foggie di moda in Europa prima in Spagna e successivamente in Francia. Da uno stesso passaggio di un testo di John Warren Tyndale era emerso che le sassaresi vestivano alla francese durante il dicianovesimo secolo. Tags: Zoe Rock Loybillyrock Ninna Nanna Sardinien |
User: loybillyrock |
Scritti Sardi: La Primaverile bellezza del Paesaggio Tulese La valle del Coghinas si veste a fiori durante il periodo primaverile. La campagna ed il lago si vestono a festa e profumano di antiche essenze il sublime paesaggio tra tracce archeologiche e villaggi diroccati ricoperti di cardo e di erbe selvatiche. Paesaggio disegnato dalle antiche querce modellate dal vento di maestrale che da queste parti soffia maestoso ed intrigante. Il resto è semantizzato dai ruscelli in piena e dalla bellezza del Lago Coghinas e dalle chiese campestri che popolano il territorio del Nord Sardegna. Tags: loisalvatore francocarta tula coghinas monte acuto |
User: illycapu |
I Sardi Aldo Giovanni e Giacomo in uno schetch dei mitici Sardi!! Tags: gialappa's |
User: abhinavtyagi |
Dilli Ki Sardi Dilli Ki Sardi Tags: Dilli Ki Sardi www.bvideos.blogspot.com bollywoodsong videos sidharthtyagi siddharthtyagi siddharth tyagi |
User: ALEXFAN20 |
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User: mir963 |
MEIN IK DHARTI SARDI BALDI (CHAN VERYAM) PAKISTANI OLD PUNJABI SONGS SINGER-NOOR JAHAN MUSIC-WAJAHAT ATREY ANJUMAN,SULTAN RAHI Tags: MIR963 ANJUMAN SULTAN RAHI NOOR JAHAN OLD PUNJABI CLASSIC PAKISTANI LOLLYWOOD WORLD MUSIC |
User: HinduExtremist |
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User: nitija |
Eijaz Khan in "Dilli ki sardi" Eijaz Khan in "Dilli ki sardi" Tags: Eijaz Khan Dilli ki sardi |
User: loisalvatore |
Scritti Sardi: La Rosa di Adone As with its architecture, nuragic civilization revealed important aspects through its art. The same is true for its sculpture. Only painting was not favoured, apart from the colour red sometimes given to walls, stone statues and vases. This state of affairs continues today with Sardinian artists typically preferring black and white and stressing wood carving. pag.73 Art, Economy and Society Giovanni Lilliu, the Sardinia of the Nuraghi. La Rosa di Adonis La Rosa di Adone Questo splendido sito archeologico gelosamente protetto dall'amministrazione comunale del paesino di Villanovatulo, potrebbe essere uno dei punti qualificanti di un'eventuale escursione che prevede le grotte di Sadali, il megaron di Esterzili e i siti archeologici di Orroli e Santa Vittoria di Serri. Il complesso nuragico di Brabaciera e i resti della presunte città di Carbia e Valenza tutte situate nel territorio di Isili, anche se ci si soffermerà in modo particolare nella zona di Villonova Tulo e del suo meraviglioso lago. Il nuraghe è raggiungibile dalla strada provinciale che porta dalla Colonia Penale di Isili a Villanovatulo. Ciò che caratterizza questo nuraghe non è tanto la sua irregolare struttura, o i suoi reperti archeologici, ma l'eccezionale vista, che offre il suo bastione a 360 gradi. La visibilità tocca il Gennargentu innevato, i monti del Sarcidano, dell'Ogliastra e della Marmilla in un susseguirsi di tonalità di colore entusiasmanti. La visibilità e la sensazione di leggerezza e di incanto c'è altresì offerta dalle rose del Gennargentu che sbocciano leggiadre nel periodo della quaresima e delle festività della pasqua. Tutta l'area ricca di giganteschi alberi offre al visitatore questo simbolo di resurrezione e di vita. E' chiaro che è consigliabile un'escursione ad Aprile per fotografare le rose, molto rare in Sardegna, un bene da rispettare e proteggere. Il nuraghe ha lasciato agli storici una scultura rappresentante un offerente con "sacca". (pastori con bastone e borsa) Giovanni Lilliu La Civiltà dei Sardi, 1963 pag. Una piccolo sentiero impegnativo a causa del terreno ricco di materiale franante ci porta nel bosco del nuraghe 'Adoni' che molto probabilmente deve questo nome alla dea Astarte di provenienza fenicia. Secondo il Pittau il toponimo di questo nuraghe è strettamente connesso con l'antico culto del sole collegato con il mito di Adone. L'Habitat dove cresce la Peonia mascula sono le leccete e i luoghi erbosi esposti al sole. Il nome sardo di questo splendido fiore è 'arrosa pionica' o 'arrosa de monti', rosa de monti. La sua fioritura avviene in aprile-maggio. Arrositedda rosi.... Tags: ZoeRock Sardinien Archeomagia Villanovatulo adoni rosadeimonti |
User: THEROOFTV |
RENE ELIN COMPARABLE NOAN REY KAN SARDI BUM BUM CHACATA RENE ELIN COMPARABLE NOAN REY KAN SARDI BUM BUM CHACATA MAMBO Tags: MAMDO DE CALLE BUM CHACATA RENE REY KAN SARDI NOAN THE ROOF MIAMI MAMBO |